Chi siamo

Cooperativa Sociale ONLUS Si Può Fare

La Cooperativa Sociale ONLUS «SI PUO’ FARE» si muove tra cura e inserimento lavorativo, cercando di costruire ponti tra queste due dimensioni apparentemente distanti, ma accomunate dal garantire un dignitoso livello di qualità di vita.

Le sinergie che sono nate dal lavoro di cooperazione e osmosi all’interno del consorzio hanno permesso di avviare processi di responsabilizzazione di singoli e gruppi nelle reti sociali.

Un profondo e indissolubile legame tra cura e inserimento lavorativo che, in un’ottica di progressivo sviluppo, si integrano costituendo un tutt’uno.

Ed è proprio questo lo spirito che anima la nostra Cooperativa Sociale che seppure nata da due anni – era il luglio 2013 – ha inserito nell’ambiente lavorativo decine di soggetti, tra cui ex malati psichiatrici che oggi lavorano nelle terre di contrada Zisola, nel territorio di Noto.

Campi coltivati grano sicilia_Cooperativa sociale onlus Si può fare noto

Crediamo nel rispetto della dignità della persona e la valorizzazione delle risorse “deboli”, crediamo nell’integrazione delle politiche sanitarie con l’attività lavorativa.

Un disegno di vita: un'opportunità per tutti.

Nata con il sostegno della Diocesi di Noto, della Cascina Clarabella e, in parte, degli assessorati regionali alla Sanità e alle Risorse agricole, la Cooperativa Sociale oggi impiega nelle diverse attività  mirate al recupero e alla integrazione, soggetti che vengono impegnati nella produzione di prodotti della terra in genere e anche certificati bio, a partire dalla coltivazione e fino al confezionamento.

Equipe di medici e figure professionali altamente specializzati guideranno questi soggetti attraverso diversi percorsi dall’inserimento sino alla completa integrazione.

L’attenzione della Cooperativa è, in special modo, indirizzata verso quei soggetti più svantaggiati che una volta terminato il percorso riabilitativo nelle strutture di appartenenza, trovano enorme difficoltà (per non far cenno alla forte ostilità) ad  inserirsi nella società civile.

Ed ecco allora l’intervento della nostra Onlus che, è bene dirlo, a tal fine persegue diversi obiettivi. Da un lato, ed è questo l’aspetto principale, tende al recupero e all’integrazione del paziente con disturbi psichici strappandolo all’inerzia e al ritiro psicotico promuovendolo, in tal modo, a protagonista della vita quotidiana. Dall’altro, si pone di salvaguardare beni e terre spesso dismesse che in caso  di inoperosità rischierebbero di essere aggrediti dall’incuria e dall’abbandono.

Promuovere ogni individuo che, all’interno della nostra Cooperativa si riconosce in una grande famiglia dove operano, a vario titolo, altre persone chiamate a dare il loro contributo sia in termini sociali che professionali.

Un progetto di Agricoltura Sociale

In buona sostanza con la quotidiana attività svolta all’interno della cooperativa (sia nei campi, con la cosiddetta Agricoltura Sociale, che da sempre ha rappresentato un ambito privilegiato di attenzione e di applicazione per la cura e la riabilitazione) sia presso i diversi partner che hanno aderito all’iniziativa e che comporranno la filiera, lottiamo, anzi, ci confrontiamo, con quelle credenze legate ancora oggi alla irresponsabilità dei malati psichiatrici.

Il lavoro, com’è naturale, rappresenta il nostro strumento principe. E lo facciamo quotidianamente accogliendo e, quindi, inserendo, sempre con maggiori risultati in termini di diretto coinvolgimento e di recupero di personalità, diversi soggetti.

A tal fine è opportuno segnalare che la cooperativa ha in animo di accogliere soggetti svantaggiati sprovvisti di qualsiasi copertura economica, persone indicate a vario titolo da qualsiasi ente operante nel territorio.

Una mano, in questo senso, ci viene data dall’esperienza maturata, a partire dal 2002, dalla cooperativa Clarabella, nostro partner che opera nel bresciano, nata per sviluppare le attività agricole mantenendo ben salda la missione: accogliere, inserire e creare opportunità di lavoro per persone che soffrono di disturbi psichiatrici e non.

Opportune e mirate ricerche, supportate da approfonditi studi e analisi, hanno dimostrato gli effetti benefici legati all’inserimento lavorativo di persone affette da disagi psichici.

I miglioramenti, in termini di salute e di successivo inserimento, sono notevoli. Cambiamenti che riducono in maniera consistente la loro dipendenza da farmaci antidepressivi e psicofarmaci (fatto questo che ha anche una positiva ricaduta sul bilancio della spesa sanitaria).

Quella che all’inizio poteva sembrare una semplice scommessa, giorno dopo giorno continua a dare i suoi frutti. Sempre più appaganti (anche in termini di produzione).

C’è di mezzo il rispetto della dignità della persona e la valorizzazione delle risorse cosiddette deboli. L’integrazione delle politiche sanitarie con l’attività lavorativa comincia a funzionare. E anche bene.